Questo non è il cambiamento. E' la possibilità di ottenere un cambiamento.

"We hold these
truths to be self-evident,
that
all men are created
equal, that they
are endowed by their Creator
with
certain unalienable
Rights, that among
these are
Life, Liberty and the pursuit of
Happiness. That to
secure these rights, Governments are instituted
among Men, deriving their just powers from
the
consent of the governed, That
whenever any Form of Government becomes destructive
of these ends, it is the Right
of the People to alter or to abolish
it, and to
institute new Government, laying its foundation on
such principles and organizing its powers in such
form, as to them shall seem most likely to effect
their Safety and Happiness. Prudence, indeed, will
dictate that Governments long established should
not be changed for light and transient causes; and
accordingly all experience hath shewn, that mankind
are more disposed to suffer, while evils are
sufferable, than to right themselves by abolishing
the forms to which they are accustomed. But when a
long train of abuses and usurpations, pursuing
invariably the same Object evinces a design to
reduce them under absolute Despotism, it is their
right, it is their duty, to throw off such
Government, and to provide new Guards for their
future security."
"Noi riteniamo
che le seguenti verità siano di per se stesse
evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati
uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di
alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la
Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che
allo scopo di garantire questi diritti, sono creati
fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro
giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni
qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a
negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo
o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che
ponga le sue fondamenta su tali principi e
organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo
sembri più probabile possa apportare Sicurezza e
Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi
fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per
motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni
esperienza ha dimostrato che l'umanità è più
disposta a soffrire, finché i mali sono
sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le
forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga
serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono
invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il
disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un
dispotismo assoluto, è il loro diritto, è il loro
dovere, rovesciare tale governo e affidare la loro
sicurezza futura a dei nuovi Guardiani"
dal Preambolo della
Dichiarazione di Indipendenza Americana
Questo è
un testo che dovrebbe diventare argomento di studio
in tutte le scuole del mondo. Perché questa non è
solo la dichiarazione di indipendenza; è la più
completa dichiarazione dei diritti dell'uomo, del
perché dei Governi. E' un atto di profonda
riflessione.
Otto anni
fa gli americani elessero presidente un tal George
W. Bush. Tutti sbagliano, loro compresi; e con quel
gesto l'America ha pressoché raggiunto i nostri
bassofondi politici.
Ma tra l'America e noi intercorre una grossa
differenza. Il fatto che loro sono Il Popolo
Americano, noi siamo la mandria italiana. E' un po'
la differenza che potreste notare osservando prima
un bar in centro a Manhattan e poi un abbeveratoio
per bovini a Laredo (Texas, USA). Nel primo
sbagliano, e quando se ne accorgono (ci han messo
otto anni, ma alla fine ci sono riusciti) ne
discutono; nel secondo se non bevono ruminano, e se
non fanno manco questo muggiscono, che è pure
peggio.
Così l'altra notte ogni singolo americano ha votato
sapendo chiaramente cosa sceglieva: il passato o il
futuro. Due candidati d'eccellenza, perché se tanto
si è parlato dell'eleganza di Obama, è giusto
riconoscere la signorilità dell'uscita di scena di
John McCain. (Se ancora pensate che la nostra casta
politica sia di questo livello, vi invito a
rammentare le sclerate della Nanoparticella quando
perse le elezioni contro Prodi.) E la maggioranza
degli americani, memore del passato, ha scelto di
cambiare; anzi, di darsi una chance di cambiare.
Perché anche loro sono stufi di carriarmati
(chiamateli Suv se vi fa piacere) pachidermici ed
inquinanti; sono stufi di continuare a bucare il
pianeta alla ricerca del petrolio e di lasciare le
chiavi del mondo in mano agli emirati arabi, che
sguazzano nell'oro mentre la gente fa i debiti per
pagarsi un pieno di benzina, oramai. Stufi di
continuare una guerra inutile, fatta anch'essa nel
solo interesse dei petrolieri e dell'industria
delle armi pesanti.
Avendo ben chiaro in testa tutto questo, il popolo
si è creato un candidato su misura. Nero, e già
questo è garanzia di cambiamento. Colto, perché sia
lo specchio di quanto sta sotto, lo sappia
comprendere, e dia valore a ciò che di più prezioso
ha l'uomo: il Sapere. E, cosa ancor più importante,
libero; un candidato, ora presidente, che non ha
accettato i finanziamenti che lo Stato fornisce a
chi decide di intraprendere una campagna elettorale
presidenziale; che ha rifiutato i finanziamenti
delle lobby di potere. Quel che ha ricevuto glielo
ha dato la gente, tramite la rete, per posta. Pochi
soldi ognuno, ma in grado di fare un forte capitale
se in tanti. Una prima prova di fiducia. Ed una
promessa; perché così tu sei il mio presidente, eletto da
me, e rispondi solo a me.
Tutti argomenti che lo stesso Obama riprende nel
suo discorso post-elezione. Promette tanto, ed io
gli voglio credere, perché secondo me lo fa col
cuore, con l'amore di un padre di due figlie che
non vuole vedere crescere nell'ignoranza, nella
guerra e nella carestia.
E' sincero, e dice una verità assoluta: non è
questa sua elezione il cambiamento, ma è una chance
di cambiare, di migliorare. Ci vorranno mesi, anni,
forse il suo mandato non basterà, ma col popolo
indicherà la via da seguire, per ricostruire
l'America come si è sempre fatto negli ultimi 200
anni, partendo dal basso, poggiando mattone su
mattone.
E lo stesso McCain, il suo avversario, alza il
cappello e si dice fiero di essere governato da un
uomo come Barack Obama; ambedue hanno desiderato
servire l'America e farlo con la massima carica.
Uno vi è riuscito, l'altro continuerà a farlo da
Senatore, che, come egli stesso afferma, è più di
quanto tanti altri potranno mai fare.
Da bravi italiani, che della parola dei politici
dubitiamo (però alla fine gli crediamo e li votiamo
pure, uno psicologo direbbe che dovremmo imparare a
fidarci delle prime impressioni) ci chiediamo: ma
sarà vero? Farà veramente quanto promette?
Io vi rispondo: solo il tempo ci chiarirà questo
dubbio; ma guardando il video del discorso di
Obama, scrutando gli occhi della gente e del suo
Presidente io vi dico che credo in lui, credo nella
sua forza d'animo e in quella del popolo che l'ha
scelta.
Che ha scelto di avere un'opportunità di cambiare,
che dubito fortemente sprecherà.
Che Dio benedica l'America; e ci dia una bella
spinta, che a noi poveri ruminanti serve un
miracolo, non una semplice benedizione.
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